H. P. GRICE E J. L. SPERANZA: LA CONVERSAZIONE -- I VERBALI: MU

 

Catalogue Raisonné of J. L. Speranza’s Publications – H. P. Grice e J. L. Speranza: La Conversazione – I Verbali: MU

 

I verbali: Musonio

 

GRICEVS: Nescio an Ryle fuerit; sed per annos philosophia Romana Oxonii quasi “nefas” habebatur—abiērunt dies Walteri Pater et Marii Epicurei!

MVSONIVS: Miror vos: Oxonii “nefas” dicitis quod Nero “invidia” vocabat. Ille me Gyarum misit; vos tantum ad bibliothecam—quae, fateor, etiam carcer esse potest.

GRICEVS: At tu—philosophus Bolsenae—tam multos auditores traxisti, et tamen nihil scripsisti. Id est implicatura maxima: “si taceo, vos cogimini intellegere.”

MVSONIVS: Ita est: scripta saepe sunt longiora quam res; ego breviter doceo et diu exulō. Si ex XIX apophthegmatibus totam doctrinam colligitis, cooperative agite—et parcite mihi chartis, quas Vespasianus iterum exulare iuberet.

 

I verbali: Mussolini

 

G.: Ah, Mussolini! Sa, anche io ho un fratello—‘ne ho solo uno, proprio come lei’—ma sembra che sia il suo ad essere la vera celebrità a Vadum Boum. Eppure, mentre molti preferiscono Mussolini, Mussolini è il mio uomo. La filosofia, mi creda, finisce spesso per essere dettata dalla dittatura della storia!

Mussolini: Caro G., la sua osservazione è davvero spassosa. L’ombra della storia pesa su tutti, persino sui pensieri—ma forse la filosofia, come il linguaggio, può liberarci dal suo fardello. La fama di mio fratello è un macigno, ma spero che anche la mia voce filosofica possa trovare spazio.

Grice: "Ha centrato il punto, Arnaldo. La tirannia della storia è una realtà, ma c’è sempre spazio per un dialogo nuovo. Il filosofo, insomma, deve conversare—con eleganza, ovvio—anche col passato e proporre nuove implicature per il presente.

Mussolini: Esattamente, G.. Continuiamo allora a costruire la nostra filosofia con ragionamento e conversazione—senza mai dimenticare la storia, ma senza farci chiudere in gabbia. Grazie per la sua franchezza e questo scambio così ricco.

 

I verbali: Mussolini

 

G,: Ah, Mussolini, si dice che la filosofia non sia mai stata la sola guida dei destini d’Italia, ma mi incuriosisce il modo in cui la storia, da Dovia di Predappio, si intreccia con la ragione conversazionale. Lei ha mai pensato che il filosofo, più che studiare la storia, debba combatterla, come suggeriamo spesso ad Oxford?  

Mussolini: Caro G,, le sue parole colpiscono nel segno. In Italia, la storia è sempre stata una maestra severa. Io stesso, da giovane, l’ho vissuta vertiginosamente, imparando che la filosofia deve essere implicita negli atti, non solo nei libri. È così che la mia 'filosofia' si è forgiata, a volte tra Nietzsche e Pareto, a volte tra circostanze che richiedono risposte immediate.

Grice: Interessante, Mussolini. Da noi ad Oxford si ride spesso della filosofia messa sullo sfondo della storia, ma il suo modo di intendere il pensiero, come qualcosa che si desume dagli atti, mi ricorda la forza del pragmatismo. Forse il filosofo italiano è più vicino a quell’idea che la parola deve sempre farsi azione?

Mussolini: Direi proprio di sì, G. La filosofia italiana, soprattutto quella emiliana, non si accontenta di stare sulle pagine: vuole incidere nella realtà, lasciare traccia nella storia. E anche se i discorsi talvolta sono 'di circostanza', come diceva il mio editore, penso che la vera implicatura sia sempre quella di costruire—anche conversando—un destino più grande. Grazie per il suo sguardo acuto e per questa conversazione, che illumina il cuore della nostra tradizione.

 

I verbali: Muzio

 

Grice: Caro Muzio, dicono che a Oxford la battaglia tra latino e vernacolo sia stata lunga e figurativa. Ma lei, da Padova, si trova più a suo agio a filosofeggiare nella lingua del popolo o preferisce indossare la toga latina?

Muzio: Grice, le confesso che il vernacolo ha una musicalità che il latino non riesce a imitare. Certo, il latino fa sentire tutti un po’ aristocratici, ma provi a dire “filosofia” tra amici in dialetto veneto: è più facile trovare un buon vino che un confine tra pensiero e risata!

Grice: Ah, allora forse dovremmo istituire un simposio filosofico in osteria! Chissà che, tra un proverbio e una battuta, la ragione conversazionale non si riveli più profonda che tra i marmi di Oxford.

Muzio: Ottima idea, Grice! A Padova si dice che la filosofia nasce dove si brinda. E se qualcuno osa correggere la nostra lingua, lo mandiamo a declinare “buon senso” in latino, così impara che la saggezza va servita sempre col sorriso!

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