H. P. GRICE E J. L. SPERANZA: LA CONVERSAZIONE -- I VERBALI: NA

 

Catalogue Raisonné of J. L. Speranza’s Publications – H. P. Grice e J. L. Speranza: La Conversazione – I Verbali: NA

 

 

Speranza, J. L. (n. d.). ‘Grice e Nardi: la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale d’Alighieri -- dantesco – Alighieri Bruno Nardi (Spianate, Altopascio, Lucca, Toscana): la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale d’Alighieri -- dantesco – Alighieri – n contrasting Bruno Nardi’s approach to Dante with Grice’s theory of reason‑governed meaning, what emerges is a difference less of subject matter than of philosophical posture toward meaning itself. Grice conceives meaning as fundamentally conversational and normative, grounded in rational cooperation and inferences that speakers can be held accountable for, even when those meanings are implicit rather than explicitly stated; reason, for Grice, governs meaning by structuring the expectations that make implicature possible. Nardi, by contrast, approaches Dante not by extracting a theory of meaning in the modern analytic sense, but by situating philosophical significance within poetic, historical, and doctrinal strata where reason operates indirectly, through allegory, tradition, and literary form. Where Grice asks whether an utterance counts as meaningful by virtue of the rational intentions it manifests in a conversational exchange, Nardi asks whether a poetic text can count as philosophical by virtue of the rational architecture it embodies, even when it does not present arguments in discursive prose. In this sense, Dante functions for Nardi as a test case that stretches the boundaries of philosophy beyond institutional genres, whereas for Grice Dante becomes an ironic interlocutor who problematizes the very criteria by which philosophy is recognized. The comparison thus reveals a shared concern with reason as the condition of intelligibility, but a divergence in emphasis: Grice locates reason in the micro‑norms of conversational practice, while Nardi locates it in the macro‑continuities of intellectual history, where meaning is governed not only by what is said, but by how a culture learns to read, infer, and philosophize—even in verse. Grice: “I like N.– for one, he doesn’t know where to place Alighieri within the history of philosophy – which is mutatis mutandis the same doubt I have with Shakespeare!” Oxford, Bologna, Bologna, Oxford. Filosofo toscano. Filosofo italiano. Grice: “The Italians are fortunate: with Alighieri they can philosophise about him!” Primogenito di una famiglia benestante, composta di nove figli, viene avviato sin dalla tenera età alla carriera ecclesiastica. Entra nel collegio dei frati francescani a Buggiano e diventa chierico, assumendo il nome di frate Angelo. Usce dal convento di Buggiano perché non aveva intenzione di continuare nella vita religiosa, avendone perduta la vocazione. Proseguì gli studi di filosofia e teologia frequentando il convento di Sant'Agostino di Nicosia in provincia di Pisa. Volendo proseguire gli studi, i genitori gli indicarono un'unica strada, quella di entrare in seminario e diventare prete. Venne ammesso al seminario di Pescia e diventò sacerdote. Qui si avvicinò fugacemente al movimento Modernista, condannato da papa Pio X con l'Enciclica Pascendi. N. sostenne l'esame di concorso per una borsa di studio triennale conferita dall'opera Pia Galeotti di Pescia al fine di frequentare un corso di perfezionamento filosofico presso l'Università Cattolica di Lovanio (Belgio). N. aveva da poco iniziato a frequentare l'Università Cattolica di Lovanio che già decise l'argomento della sua tesi di laurea Sigieri di Brabante nella Divina Commedia e le fonti della filosofia di Dante, che venne discussa con Wulf. La lettura dell'opera di Pierre Mandonnet, nella parte dedicata a Sigieri, non persuadeva N. sulla soluzione. dantesco, Alighieri, animo, Pomponazzi, Virgilio, Enea, inferno, il concetto d’animo, la filosofia romana nel secolo d’augusto – il secolo d’oro della filosofia romana – il secolo augusteo, pico, abano. Lasciate ogni speranza voi ch’entrate. il paradiso filosofico. Grice: Caro Nardi, mi dica: Dante è filosofo per davvero, o lo consideriamo tale solo perché in Italia la filosofia si fa anche in versi? Nardi: Ah, Grice, Dante è filosofo se lo leggi a Oxford, poeta se lo leggi a Bologna, e a Spianate si dice che sia entrambe le cose... basta non chiederglielo direttamente, sennò ti manda dritto nel cerchio degli indecisi! Grice: Mi piace! Allora, la ragione conversazionale dantesca è: "Lasciate ogni speranza voi che entrate", o piuttosto, "Entrate pure, ma portate una domanda filosofica e un paio di scarpe comode"? Nardi: Senz’altro la seconda, caro Grice! Perché il paradiso filosofico si raggiunge solo con un po’ di ironia, un po’ di latino, e molta pazienza... Virgilio docet, ma a volte anche Pomponazzi ci prova. E se non basta, si può sempre filosofeggiare su una granita, come suggerisce Natoli! Nardi, Bruno (1911). Saggio sul pensiero filosofico d’Alighieri. Firenze: G. Barbèra.

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