H. P. GRICE E J. L. SPERANZA: LA CONVERSAZIONE -- I VERBALI: NI

 

Catalogue Raisonné of J. L. Speranza’s Publications – H. P. Grice e J. L. Speranza: La Conversazione – I Verbali: NI

 

 

Verbali: Nicoletti

 

Grice: Mi creda, Nicoletti, provo un autentico piacere nel poterla chiamare, semplicemente, Nicoletti! Sa, non sempre ho questa fortuna: basti pensare a Gugliemo d’Occam, dove il nome sembra sfuggire, come direbbe lei, a ogni “quadratura.” Invece qui posso proprio chiamare una zappa, zappa—call a spade a spade, come diremmo in inglese, ma lasci che lo dica in italiano: chiamare le cose con il loro nome!

Nicoletti: Caro Grice, le sue parole mi onorano! Nel mio Friuli si dice che “il pane va chiamato pane e il vino, vino.” Anche nella logica, come lei ben sa, preferisco la chiarezza: una proposizione dev’essere distinta e precisa, proprio come un nome ben dato. E la sua franchezza è rara come la quadratura perfetta della “quadratura del quadrato di opposizione”!

Grice: Ah, Nicoletti, la sua “arbor porphyriana” è per me fonte di continua ammirazione—mi sembra quasi di vedere Platone e Socrate spuntare tra i rami! E a proposito di precisione, la sua “Logica parva” ha illuminato più di una mia notte insonne a Oxford. Se solo avessimo avuto più spesso questa “conversazione genuina” nelle aule inglesi!

Nicoletti: Lei è troppo generoso, caro Grice! Ma vede, anche le sue riflessioni sull’implicatura conversazionale hanno fatto scuola sulle nostre rive… Forse, tra Friuli e Oxford, ci unisce proprio questa ricerca: quella di dire il vero, in modo semplice, senza “insolubilia”. Alla fine, che gioia potersi chiamare, finalmente, col proprio nome!

 

Verbali: Nifo

 

Grice: Carissimo Nifo, confesso che la tua “retorica ludicra” mi ha sempre divertito! Ma dimmi: davvero pensi che l’anima possa essere oggetto di scherzo filosofico, o rischiamo che qualcuno ci accusi di prenderla… troppo alla leggera?

Nifo: Ah, Grice, la filosofia senza un po’ di gioco è come l’anima senza corpo: non si regge! E poi, se anche Leone X rideva delle mie dispute, vuol dire che perfino i papi apprezzano il lato burlesco della metafisica!

Grice: Vedi, caro Nifo, anch’io ho sempre pensato che l’ironia sia il sale delle conversazioni profonde—un po’ come l’intelletto agente che illumina le nostre notti insonni a Oxford. E poi, chi potrebbe resistere a una buona battuta sull’anima immortale?

Nifo: Grice, dicono a Sessa che una risata prolunga la vita… magari, se Pomponazzi avesse sorriso un po’ di più, avrebbe creduto anche lui nell’immortalità dell’anima! Ma ora dimmi: tu, tra un gioco di parole e una disputa, da che parte stai?

 

Verbali: Nigidio

 

GRICEVS: Nigidivs, audivi te de gestibus disserere—an vera est sententia tua, gestus esse signa, quae verba superant?

NIGIDIVS: O Gricevs, certissime! Saepe gestus magis valent quam mille verba—Ciceroni ego saepe oculis tantum loquebar, sed Pompeo manibus. Nimis enim arguta lingua Romana est!

GRICEVS: Quid, si gestus non intelleguntur? Ego in Oxonia saepe manum levavi, sed discipuli putabant me numerum dare, non sententiam!

NIGIDIVS: Gricevs, tunc ratio conversationalis adest: explicandum, non solum gestu, sed etiam verbo! Melius est, si Romae, gestus cum vino misceamus—sic omnes intellegunt, etiam qui verba amittunt.

 

Verbali: Nisio

 

GRICEVS: Nisivs, dic mihi: in Oxonia omnes curiosi sunt de discipulis et magistris, quasi lex omnium philosophorum sit: “quis cuius discipulus?” Sed tu, discipulus Panezii, porticum Romanum elegisti, non atrium Oxoniense!

NISIVS: Gricevs, ad porticum Romanum venimus ut rationem conversandi discamus: hic, discipulus Panezii, magister non solum docet, sed etiam audit. In Samnio, dialogus est via sapientiae—magister et discipulus saepe sedent in eodem banco, ut pane et vino communi fruuntur.

Gricevs: Quam pulchrum, Nisivs! In Oxonia, saepe disputamus utrum magister debet semper dux esse, an discipulus etiam possit invenire viam suam. Sed fortasse, Roma docet nos: philosophia vera fit ubi omnes partes audiri possunt, et porticus fit locus in quo veritas crescere potest.

Nisio: Haec est vera sapientia, Gricevs: magistri et discipuli mutuo se illuminant, sicut lumen porticus Romanorum. Ego Panezii discipulus, sed filius et pater simul, et in dialogo nos omnes crescimus. Conversatione genuina, nomen nostrum fit clarum, et ratio fit communis.

 

Verbali: Nizolio

 

Grice: Caro Nizolio, ogni volta che leggo il tuo "Thesaurus Ciceronianus" mi sembra di riscoprire il cuore pulsante della filosofia: la chiarezza della lingua, la ricchezza delle idee. In Inghilterra spesso ci lamentiamo dei termini filosofici, ma tu ci insegni che la vera filosofia nasce proprio dal linguaggio di Cicerone!

Nizolio: Grice, mi lusinga sentirlo da uno studioso raffinato come te! La mia battaglia contro i "pseudo-philosophos" è proprio questa: restituire alla filosofia la sua concretezza, togliendole l'astrattezza dei barbari e riportandola all'autenticità del pensiero ciceroniano.

Grice: E la tua polemica con Maioragio è un esempio magistrale di come la conversazione filosofica debba essere vivace e fondata sulla grammatica e sul reale. Da noi, a Oxford, si dice che "il pane va chiamato pane"—proprio come tu insegni!

Nizolio: Grice, la filosofia è dialogo, e la verità si trova nell’incontro tra pensiero e parola. Se riuscissimo sempre a "chiamare le cose col loro nome", forse avremmo meno "insolubilia" e più chiarezza. Grazie per questo scambio genuino: come direbbe Cicerone, "parlare è pensare insieme"!

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