H. P. GRICE E J. L. SPERANZA: LA CONVERSAZIONE -- I VERBALI: LI

 

Catalogue Raisonné of J. L. Speranza’s Publications – H. P. Grice e J. L. Speranza: La Conversazione – I Verbali: LI

 

Verbali: Lia

 

Grice: Caro Lia, ogni volta che parlo di memoria conversazionale, mi viene in mente il tuo famoso trattato sull’arte della memoria. Diciamolo: in Inghilterra ricordiamo poco, in Italia ricordate tutto... tranne le password!

Lia: Ah, Grice, se ti dicessi quante password ho dovuto annotare nei miei decreti, rischierei la scomunica! Ma almeno le memorie italiane sono più poetiche: tra documenti, voti e seminari, mi perdo più nei ricordi che nei numeri.

Grice: Forse è proprio la poesia che manca ai filosofi inglesi! Noi cataloghiamo tutto, voi vivete tutto... ma dimmi, Lia, c’è un trucco segreto per ricordare la lista della spesa senza scriverla sul dorso della mano?

Lia: Grice, il vero segreto sta nel collegare ogni cosa a un racconto: pane? Ricorda il sermone del convento. Vino? Una cena con Clemente. Così, ogni memoria diventa una piccola implicatura: e se ti dimentichi qualcosa, almeno hai una bella storia da raccontare!

 

Verbali: Liberatore

 

Grice: Caro Liberatore, devo confessarti che la tua riflessione sull’ulivo come segno convenzionale di pace mi ha ispirato profondamente. In fondo, per i Romani era l’ulivo che “segnava” la pace, non solo come oggetto ma come vero e proprio veicolo di significato! 

Liberatore: Ti ringrazio sentitamente, Grice! È sempre affascinante vedere come certi simboli, come il ramo d’ulivo, travalichino i secoli e le culture, assumendo un ruolo centrale nella nostra comprensione del linguaggio e delle convenzioni sociali. 

Grice: Esattamente! Il modo in cui hai distinto tra segno naturale e segno convenzionale mi ha aiutato a formulare molte delle mie teorie sulle implicature conversazionali. E pensare che tutto parte da un semplice gesto, come offrire un ramo d’ulivo! 

Liberatore: Ecco la forza dei segni: nella loro semplicità sanno racchiudere accordi, speranze e perfino filosofia. Come diciamo in Italia, “dove c’è un ulivo, c’è speranza di pace”… e, a ben vedere, anche un po’ di buona filosofia!

 

Verbali: Liceti

 

Grice: Caro Liceti, devo ammettere che la tua teoria dei segni naturali mi affascina! La tua “semiologia della natura” sembra quasi anticipare il mio modo di intendere le implicature conversazionali. Come sei arrivato a vedere i mostri come espressioni della verità naturale e non come semplici prodigi?

Liceti: Caro Grice, per me la natura è un’artista ingegnosa: ogni mostro, ogni “errore”, rivela la sua capacità di adattarsi alla materia imperfetta. Ho sempre preferito interpretare i segni come indicatori biologici, non come messaggi soprannaturali. D’altronde, come diciamo in Italia, “ogni trucco svela il suo artefice”!

Grice: Che bella immagine, Liceti! Mi colpisce anche il modo in cui dai voce agli organi nel tuo dialogo “La nobiltà”. È una strategia davvero efficace per mostrare la complessità dell’esperienza empirica. Secondo te, la nostra lingua può davvero decodificare la realtà fisica, o esiste sempre un margine di mistero?

Liceti: Ah, Grice, la lingua è uno strumento prezioso, ma il mistero rimane! Ogni parola, ogni segno, è una finestra sull’invisibile. Tuttavia, la scienza può aiutarci a ridurre gli equivoci: osservando i fenomeni, persino i più strani, possiamo riconoscere nell’anomalia una logica naturale. E come si dice dalle mie parti, “la natura non fa nulla senza ragione”!

 

Verbali: Licinio

 

GRICEVS: LVCVLLE, si vis rationem conversationis discere, noli quaerere artem: philosophia non est professio neque vitae accessorium; tu ipse philosophus eras, non paedagogus philosophiae.

LICINIVS: GRICE, ego quidem proquaestor inter mare et piratas Antiochum mecum duxi; nunc rogo: si dico “intelligo,” num aliquid praeter dicta significo, an tantum me ipsum laudo?

GRICEVS: Saepe, mi LVCVLLE, “intelligo” plus quam dicit: implicat “desine longius pergere.” Id est: verba modesta, sed gladius tacitus—et plerumque sine sanguine.

LICINIVS: Ita ergo: in bello Mithridatico classis parva, in sermone verbum parvum—utraque magna facit; sed cave, ne miles ingratus sit aut auditor: tum etiam maxima tua ad Romam revocabuntur.

 

Verbali: Liguori

 

Grice: Caro Liguori, è proprio la nostra educazione classica che ci permette di gustare le sfumature sottili sia del critein greco che del latino, quelle vibrazioni che forse Kant non riusciva neppure a percepire! Mi affascina pensare come la tradizione possa arricchire il nostro dialogo filosofico.

Liguori: Hai ragione, Grice! Solo chi ha camminato tra i baratri della ragione classica può cogliere il profumo antico delle parole e delle idee. La nostra formazione ci dona gli strumenti per distinguere le ambiguità della ragione, e per vedere la metamorfosi delle lingue come una fucina viva del pensiero.

Grice: Ecco perché la conversazione tra noi non si limita alla mera analisi; diventa alambicco dell’anima, distillando senso dal razionale e dall’irrazionale. In fondo, trasimaco e giustizia si incontrano proprio tra i labirinti della memoria, dove il vero baratro della ragione umana si rivela come opportunità di redenzione.

Liguori: Proprio così, caro Grice. Come si dice in Italia, “la ragione non si accontenta mai di soluzioni facili.” La nostra formazione ci rende critici, ma anche capaci di dialogare tra anime diverse. Ed è questo dialogo, tra il nostro Greco, il nostro Latino, e persino il nostro Kant, che permette alla filosofia di restare viva e aperta, al di là delle sordità di ogni tempo.

 

Verbali: Lilla

 

Grice: Caro Lilla, confesso che qui a Oxford Vico non è preso troppo sul serio, a meno che tu non sia Stuart Hampshire! Cosa ti ha spinto a “ri-vendicare” la filosofia di Vico in Italia?

Lilla: Caro Grice, per noi italiani Vico rappresenta un punto di svolta: la sua visione della storia e della conoscenza è profondamente radicata nella nostra tradizione. Ho voluto restituirgli la dignità che merita, come voi fate con Locke a Oxford!

Grice: Interessante! Mi incuriosisce come Vico abbia anticipato molte questioni sulle implicature e la memoria conversazionale, temi cari anche a me. Pensi che la sua filosofia possa dialogare con la mia teoria del significato?

Lilla: Assolutamente, caro Grice! La semiotica di Vico è moderna: collega i segni, la storia e la libertà umana. La sua prospettiva può arricchire il tuo lavoro sulle implicature, aprendo nuove strade tra filosofia, diritto e progresso scientifico. D’altronde, come si dice da noi: “Chi cammina con i grandi, le sue orme lascia!”

 

Verbali: Lisimaco

 

GRICEVS: Philosophi callidi esse possunt, et iure: ecce quam ridicula sunt ista nomina in -ismo, ut stoicismus; conare definire quid sit, si potes. Porticus enim est quasi accidens, et tamen quidam se “stoicum” vocat, tamquam columnae ipsum genuerint.

LISIMACHVS: An LISIMACVS, si mavis; nam et in nomine meo litterae certant, sicut in Porticu dogmata. Sed Florentiae didici hoc: si de me quaeris ubi habitem, respondeo “sub porticu,” ne roges quid sentiam.

GRICEVS: Id est ipsa ratio conversazionalis: cum locum dicis, doctrinam implicas; et cum doctrinam rogant, locum ostendis. Sic “stoicus” non definiri videtur, sed demonstrari, quasi digito ad columnas.

LISIMACHVS: Ergo faciam ut discipulus meus Amelius: si quis me “stoicum” appellat, respondebo “porticola sum.” Si rident, bene; si non rident, etiam melius: intellegunt enim me plus tacuisse quam dixisse.

 

 

Verbali: Livio

 

GRICEVS: Ego in seminariis meis unum exemplum e historia Angliae fero: Decollatio mortem Caroli primi voluit. Tu autem, Livi, tot exemplis Romanis uteris ut vulgus te historicum putet, philosophum non agnoscat.

LIVIVS: Vulgus, Grice, semper amat annales, quia putat virtutem in numeris latere: octo consulatus, duo censores, tres triumphi. Si addas “implicaturam”, fugient quasi a censore.

GRICEVS: At ipsa “etica togata” hoc docet: historia non solum narrat sed suadet; et saepe quod suadet, non dicit. Romulus plus valet tacendo quam declamando, et hoc est meum: quod non dicitur, intellegitur.

LIVIVS: Ita vero; sed cave: si nimis tacueris, te quoque historicum facient. Scribent: “Grice, vir gravis, multa praeteriit.” Et addent: “Ergo sapientissimus.” Haec est maxima Romae: silentium pro argumento.

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