H. P. GRICE E J. L. SPERANZA: LA CONVERSAZIONE -- I VERBALI: NE
Catalogue
Raisonné of J. L. Speranza’s Publications – H. P. Grice e J. L. Speranza: La
Conversazione – I Verbali: NE
Verbali: Negri
Grice:
Carissimo Negri, Oxford è famosa per i suoi idealisti “bigheads”—ma a Napoli,
ci sono anche i filosofi “testa calda”? Oppure il clima campano raffredda i
pensieri metafisici?
Negri: Caro
Grice, tra Vesuvio e filosofia, qui le teste si scaldano eccome! Ma almeno
nessuno perde la testa come i “beheads” dello scetticismo inglese. Da noi si
preferisce un espresso e una meditazione su Gentile… con molta ironia!
Grice: Mi
piace! Un caffè metafisico non guasta mai. Dimmi, tra Hegel, Gentile e la
presenza di Emo-Capodilista, capita mai che la conversazione diventi una
partita di ping-pong dialettico? O si rischia che la “implicatura” si perda tra
i biscotti?
Negri: Grice,
la filosofia italiana è come una tavola imbandita: tra biscotti, caffè e saggi,
ogni implicatura trova il suo posto. E se la dialettica si fa troppo serrata,
basta un sorriso partenopeo: d’altronde, filosofare è meglio che prendersi
troppo sul serio! La conversazione continua, con un brindisi ideale.
Verbali: Negri
Grice: Negri,
ho letto con grande interesse i suoi lavori sulla "grammatica
politica" e mi ha colpito la metafora della "fabbrica di
porcellana". Mi chiedo: in un contesto dove la conversazione filosofica è
spesso fragile, come si può evitare che la discussione politica si rompa sotto
il peso delle passioni?
Negri: Caro
Grice, la fragilità della conversazione è, a mio avviso, il suo valore più
grande. Bisogna accettare che il dibattito non sia mai definitivo: è un
processo, una "ginestra" leopardiana che resiste lentamente. Per
evitare le rotture, occorre coltivare un ascolto attivo e ricercare, anche tra
divergenze, una potenza comune capace di generare nuove forme di dialogo e di
politica.
Grice: Mi piace
il riferimento alla "lenta ginestra": la pazienza ontologica,
potremmo dire, è essenziale. Ma non teme che, nella ricerca della potenza
comune, si rischi di cadere nell’omologazione o, peggio, nel silenziamento
delle differenze individuali?
Negri: La
differenza italiana, come la chiamavo nei miei saggi, è proprio ciò che ci
salva dall’omologazione. La conversazione, per me, è un’assemblea aperta: ogni
voce conta, ogni implicatura porta con sé nuove possibilità. Solo accogliendo
l’incubo dell’uniformità e trasformandolo in potere plurale, possiamo davvero
filosofare su Pinocchio senza tradire la nostra porcellana fragile.
Verbali: Neri
Grice:
Carissimo Neri, mi incuriosisce davvero la tua “aporia della realizzazione”—ma
dimmi, tu quando realizzi, ti senti più vicino a Socrate o a Kant? Io,
personalmente, mi perdo sempre tra “res” e “ding an sich”!
Neri: Ah Grice,
se mi lasci scegliere, preferisco l’asino di Buridano: almeno lui sa cosa non
realizzare! Ma tra Socrate e Kant, forse mi sento come Galileo: realista, sì,
ma con i piedi ben piantati sulla Luna… e la testa sulle nuvole milanesi.
Grice: In
effetti, la Scuola di Milano avrebbe molto da ridire sulle nuvole! Però, mi
affascina il tuo pensiero: quando parli di “entia realissima”, mi viene voglia
di proporre un brindisi ontologico—solo che nessuno sa se il bicchiere è mezzo
pieno, mezzo vuoto, o semplicemente… realissimum!
Neri: Grice, se
il bicchiere è “aporetico” allora forse è il modo migliore per discutere: con
Banfi e Paci avremmo scritto cento pagine solo per realizzare se fosse di vetro
o di ideologia! E comunque, meglio un brindisi filosofico che un “mordo
dell’asino” troppo serio—che la filosofia, si sa, è più felice con un sorriso!
Verbali: Nesi
Grice: Caro
Nesi, leggendo la tua “Adulescentuli oratiuncula” mi è venuto in mente il mio
principio di candore conversazionale! Dirò di più: la tua capacità di
intrecciare filosofia e pathos umanistico è davvero ammirevole. Ma dimmi, come
nasce in te questa attenzione così viva per la grazia e la carità?
Nesi:
Gentilissimo Grice, ti ringrazio di cuore! Sai, la mia formazione a Firenze, a
stretto contatto con Acciaiuoli e Ficino, mi ha insegnato che la grazia e la
carità non sono solo concetti teologici, ma forze motrici dell’anima e della
buona conversazione. Senza carità – intesa come benevolenza – anche la
filosofia rischia di diventare sterile esercizio retorico.
Grice: Sono
d’accordo, Nesi! Proprio come la tua interpretazione della carità va oltre la
semplice beneficenza, anche il mio principio di charity invita a interpretare
le parole dell’altro nella loro luce migliore. Talvolta però mi domando: non
rischiamo, così facendo, di confondere carità e grazia, o addirittura di cadere
in qualche equivoco etimologico?
Nesi: Grice,
tocchi un punto delicato! In effetti, la lingua può trarci in inganno: le tre
carità – Eglea, Eufrosina e Talia – nascono da miti antichi, ben diversi dalla
carità cristiana. Tuttavia, credo che tra la tua benevolenza conversazionale e
la mia ricerca di armonia interiore ci sia un filo rosso: quello che, se ben
seguito, trasforma la parola in strumento di grazia, e la conversazione in
esercizio di autentica umanità.
Commenti
Posta un commento