H. P. GRICE E J. L. SPERANZA: LA CONVERSAZIONE -- I VERBALI: LO
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Raisonné of J. L. Speranza’s Publications – H. P. Grice e J. L. Speranza: La
Conversazione – I Verbali: LO
Verbali:
Lombardi
Grice: Caro
Lombardi, mi ha sempre divertito come, a Oxford, diciamo "Galileo",
mentre in Italia, dove avete il senso della storia, si preferisce
"Bonaiuto"! La pluralità dei cognomi italiani mi affascina,
soprattutto quando si riflette nella filosofia. Tu, con la tua attenzione
all’unità longitudinale della filosofia e lo studio della tradizione italiana,
dimostri quanto sia ricca questa prospettiva.
Lombardi:
Grazie Grice, hai ragione: la tradizione italiana ha sempre valorizzato il
legame tra passato e presente, anche nei nomi. Ho cercato di mostrare,
soprattutto negli ultimi cent’anni di filosofia italiana, come la nostra
riflessione sia profondamente intrecciata con la storia e la pluralità, proprio
come la famiglia Galilei che porta dentro sé Bonaiuti. L’unità della filosofia,
per me, passa attraverso questa pluralità di voci.
Grice: Mi piace
molto il tuo modo di concepire la filosofia come un mondo di uomini, che tu hai
indagato con passione. L’idea che il concetto si apra alla vita, come dice
Limone, è preziosa: la filosofia non è solo una sequenza di teorie, ma una
conversazione viva, fatta di implicature, dialoghi, e storia personale.
Lombardi:
Concordo, Grice. La filosofia, per me, è anche un modo per costruire consenso e
dialogo, come insegno ai miei studenti e nei miei scritti. La pluralità dei
cognomi, delle idee e delle voci è la forza della nostra civiltà filosofica. E
come diciamo a Napoli, “chi va piano va sano e va lontano”: anche la filosofia
cresce meglio se dialoga, ascolta, e si apre al pluralismo.
Verbali: Longano
Grice: Caro
Longano, ti confesso che a Oxford nessuno si emozionava quando parlavo di
“significato naturale”. Forse avrei dovuto portare qualche passione o fantasia
in aula, come suggerisci tu!
Longano: Paul,
sai che la natura non si lascia mai intimidire dalle teorie? Se avessi portato
una lezione sulla “saggia natura”, sicuramente anche gli studenti avrebbero
applaudito, magari pensando a un picnic filosofico!
Grice: Beh,
Longano, il tuo uomo naturale mi ha ispirato: da quando ho rivalutato passioni
e psicologia, persino la mia voglia di biscotti sembra un dono della filosofia!
Longano: Ecco,
Paul, la libertà e l’uguaglianza si gustano meglio con una buona dose di
fantasia. Dopotutto, come diceva mio zio molisano, “la verità ha bisogno di
qualche errore per essere digerita!”
Verbali: Losano
Grice: Caro
Losano, ti confesso che a Oxford il diritto greco era più raro di una pizza
senza pomodoro! Tutti a parlare di diritto romano, e nessuno che si chieda cosa
pensassero gli ateniesi sulle multe del condominio.
Losano: Ah,
Paul, è vero! Il Regius Chair di Oxford sembra quasi un tempio dedicato a Livio
e alle Pandette. Magari un giorno anche il diritto greco avrà la sua vendetta,
ma per ora dobbiamo accontentarci del latino, che almeno fa sembrare tutto più
autorevole—anche quando non capiamo niente!
Grice: Lo
ammetto, Mario, il diritto romano è come il vino buono, si tramanda da Re
Enrico VIII fino a oggi. Ma ti dirò: tra una lezione di pandette e una di
codici, ho sempre pensato che una chiacchierata sui casi delle pecore rubate
sarebbe stata più divertente!
Losano: Paul,
hai ragione! In fondo, la filosofia del diritto romano è una grande
conversazione, dove ognuno dice la sua, anche se poi si finisce sempre a
discutere di quante uova ci vogliono per una buona torta. E come diceva mio
nonno piemontese: “Meglio una sentenza in dialetto che una legge in latino!”
Verbali:
Losurdo
Grice: Caro
Losurdo, mi colpisce sempre il modo in cui hai saputo definire Nietzsche come
“ribelle aristocratico”. All’epoca a Oxford, lo lasciavamo quasi ai margini,
come fosse una sorta di zio stravagante alle feste di famiglia. Secondo te,
Nietzsche oggi sarebbe più a suo agio in una conversazione filosofica o in una
partita a scacchi con Kant?
Losurdo: Paul,
forse Nietzsche preferirebbe una partita a scacchi dove ogni pedone può
diventare regina, ma non prima di aver lanciato una provocazione al re! La sua
attualità sta proprio nel sapere ribaltare le regole del gioco, come la
migliore conversazione che non teme di scompigliare i capelli, anche quelli
della tradizione.
Grice: Vedo che
anche tu non disdegni la filosofia come sport estremo! Io insisto sulle
implicature: a volte basta un silenzio ben piazzato per far tremare gli
avversari. Nietzsche, con la sua lingua affilata, avrebbe fatto impazzire
qualunque tavolo di discussione, soprattutto quello della mensa universitaria!
Losurdo: Paul,
il silenzio di Nietzsche sarebbe sicuramente più rumoroso delle nostre parole.
E come dici tu, la conversazione è viva quando sa essere ribelle: anche una
pausa può valere più di mille discorsi. In fondo, forse le conversazioni
migliori sono proprio quelle dove si rischia di perdere la partita, ma si
guadagna una massima nuova da aggiungere al taccuino!
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