H. P. GRICE E J. L. SPERANZA: LA CONVERSAZIONE -- I VERBALI: GU

 

Catalogue Raisonné of J. L. Speranza’s Publications – H. P. Grice e J. L. Speranza: La Conversazione – I Verbali: GU

 

Speranza, J. L. (n. d.). ‘Grice e Guarini  (Modena)  Guarino Guarini  (Modena). Grice’s theory of reason-governed conversational meaning treats conversation as a cooperative, inference-driven practice in which speakers design contributions to fit an accepted purpose of the talk-exchange, and hearers recover what is meant (often beyond what is said) by assuming rational constraints such as relevance, sufficiency of information, truthfulness, and clarity; Guarino Guarini, though working in architecture, mathematics, and theological-philosophical treatise rather than analytic pragmatics, offers a suggestive analogue in another medium, because his buildings and writings (formed in Rome in the Borrominian milieu, then developed in Turin as ducal engineer-mathematician) are intentionally “designed artifacts” whose intelligibility depends on rule-governed uptake by a competent audience: the dome, the interlocking geometries, and the calibrated use of light function like architectural counterparts of implicature, where what is explicitly presented (visible structure) is deliberately less than the total meaning available, and the spectator is rationally invited to infer hidden order (structural logic, geometric generation, perspectival manipulation) from the assumption that the designer is not building randomly but in accordance with a purposive system; this is reinforced by Guarini’s own emphasis on mathematics as a universal discipline for artists and scholars (e.g., Euclides adauctus et methodicus, 1671, and later the posthumous Architettura civile, whose first printed edition is 1737 despite frequent secondary shorthand to a 1670s “work”), so that, as with Grice, the “extra” content is not mystical but recoverable by method: Grice’s hearer calculates implicature from maxims, while Guarini’s viewer/reader reconstructs the intended architectural meaning from proportion, geometry, and the learned conventions of Baroque sacred space; the comparison, then, is that Grice gives a micro-theory of how rational agents get from utterance to intended meaning under conversational norms, whereas Guarini exemplifies a macro-pragmatics of design in which built form and treatise alike rely on shared rational competencies to guide interpretation, with the difference that Grice’s norms are negotiated in real-time dialogue while Guarini’s “conversation” is staged across time between designer and beholder, with geometry and light doing the work that maxims and implicatures do in speech. Si laurea a Roma. Fu soprattutto l'opera di quest'ultimo a giocare un ruolo decisivo nella formazione artistica del giovane Guarino, che seppur non dichiarando esplicitamente i propri debiti nei suoi confronti ebbe comunque modo di osservarne i cantieri di San Carlino alle Quattro Fontane, dell'oratorio dei Filippini e di Sant'Ivo alla Sapienza. Nel febbraio 1645 Guarini si recò a Venezia, ospite del convento di San Nicola dei Tolentini, dove terminò con successo gli studi teologici diventando suddiacono. Tornato a Modena nel 1647, il 17 gennaio dell'anno successivo fu ordinato sacerdote e revisore dei conti della casa teatina, ufficio che a sua volta gli valse la sovrintendenza dei lavori alla nuova Casa dell'Ordine e per la chiesa di San Vincenzo, iniziata nel 1617 da Paolo Reggiani e ormai prossima al completamento e per le quali è stato ipotizzato un suo intervento progettuale. In quest'opera Guarini collaborò con l'architetto teatino Bernardo Castagnini, che gli insegnò i rudimenti della costruzione, e con Bartolomeo Avanzini, architetto ufficiale di Francesco I d'Este ed ebbe modo di completare la sua formazione con l'esperienza diretta del cantiere. I lavori si protrassero tuttavia per quattro lunghi anni, a causa delle precarie condizioni di stabilità del progetto di Avanzini ma soprattutto per via di alcuni presunti ammanchi di denaro, che alcuni ritennero ascrivibili alla condotta fraudolenta del Guarini (cassiere dell'Ordine dal 1650) e del fratello Eugenio.  Per tale periodo la documentazione è molto scarsa e alla storiografia più recente appare infondata l'ipotesi di viaggi a Praga, Lisbona e Spagna. Fu sicuramente prima a Parma, poi a Guastalla, dove la sua presenza è attestata nel 1655, e per un breve di ritorno a Modena, dove forse scrisse per gli studenti del seminario la tragicommedia La Pietà trionfante. Nel biennio 1660-62, ma probabilmente fin dal 1657, si recò Guarino Guarini. Grice: Caro Guarini, ho sempre pensato che costruire una chiesa sia come architettare una buona conversazione: serve una solida base e qualche colonna di benevolenza, vero? Guarini: Ah, Paul, se solo avessi potuto mettere le mie cupole sopra le tue implicature! Ogni volta che progettavo, mi chiedevo se il tetto avrebbe retto le battute degli studenti. Grice: E se la struttura vacilla? Basta una revisione dei conti, come hai fatto tu! Ma attenzione ai presunti ammanchi: la filosofia e l’architettura hanno un unico punto debole, il cassiere distratto. Guarini: Paul, ti assicuro che tra avanzi e pilastri, la vera arte è far quadrare le idee. E se qualche cappella sparisce, basta scrivere una tragicommedia: così almeno ridiamo tutti, anche i revisori! Guarini, Guarino (1676). Architettura civile. Torino: Stamperia Reale.

 

Speranza, J. L. (n. d.). ‘Grice e Guicciardini: la ragione della conversazione e la ragion di stato – la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale dele cose dello stato.  Francesco Guicciardini (Firenze, Toscana): la ragione della conversazione e la ragion di stato – la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale dele cose dello stato. Grice’s theory of reason-governed conversational meaning treats talk as a cooperative, normatively structured enterprise in which hearers are entitled to infer speaker-meaning from the assumption that speakers aim to be appropriately truthful, informative, relevant, and perspicuous, so that implicature is not a rhetorical flourish but a rationally recoverable surplus of meaning generated by publicly shareable expectations; Guicciardini, by contrast, is a theorist-practitioner of the political world in which the governing expectations are those of ragion di stato, prudence, and the particulare, and his “cold” Florentine logic (especially visible in the Considerazioni on Machiavelli’s Discorsi, where he attacks universalizing historical recipes and stresses the intractable variability of circumstances) amounts to a realism about inference under strategic pressure: what matters is less the ideal of cooperation than the art of predicting, steering, and sometimes exploiting what others will conclude from what is said, unsaid, threatened, or performed; set side by side, Grice gives you the micro-ethics of everyday intelligibility (how an utterance can rationally commit you and how a listener may legitimately go beyond literal content), while Guicciardini gives you the macro-pragmatics of statecraft (how counsel, decrees, terror, and reputation manage populations “desiderosi di cose nuove,” and how political actors must calculate not only what their words mean but what they will be taken to mean by audiences who may be fearful, factional, or opportunistic), so that Guicciardini’s world reads like an arena of systematically particularized implicatures—highly context-bound inferences where prudence requires anticipating how a move will be interpreted by rivals and subjects—whereas Grice’s project is to show that even outside politics, and precisely because conversation is ordinarily presumed rational and cooperative, the passage from saying to meaning can be reconstructed as a disciplined calculus rather than as mere guesswork. Grice: “Political philosophy, of the G. type, is never practiced by philosophers – not even at Oxford. Witness the contents of my colleague Warnock’s super-editor of Waldron’s volume on Political Philosophy for Oxford:!” dai popoli,desiderosi di cose nuove,e tenerli obbedienti col terrore. Però, come è maraviglioso questo duello tra due ingegni grandissimi che s'incontrano sul campo del l'antica sapienza governativa:sono due gigantiuguali di forze, muniti delle stesse armi,che si contendono una gloriosa vittoria nel più difficile conflitto. G., come uomo di stato, supera d'assai Machiavelli, e bastano a dimostrarlole osservazioni che di mano in mano contrappone ai discorsi del celebre segretario sulla prima deca di LIVIO , nelle quali, colla fredda acutezza della sua mente calma, colpisce sempre il lato debole dell'avversario e ne distrugge, colla sua logica implacabile, i ragionamenti poetici ed entusiastici, mettendone a nudo ora la fallacia, ora la indeterminata incertezza. Nella storia dei filosofi italiani non si trova una figura che puo reggergli a paro. È da lamentare che il tempo sia mancato a G. per continuare il suo esame intorno ai discorsi del Machiavelli sulla prima deca di LIVIO , perchè ci avrebbe rivelato maggior mente la potenza della vigorosa argomentazione del suo genio pratico di fronte a quello idealista del se gretario fiorentino. Implicatura, il concetto di stato, l’implicatura particolarizzata. Grice: Guicciardini, ammetto che la ragione dello Stato mi è sempre sembrata una faccenda da equilibristi. Tra popoli desiderosi di cose nuove e governanti che li tengono buoni col terrore, a Oxford ci limitiamo a discutere e nessuno osa praticare! Guicciardini: Paul, ti dirò, tra Machiavelli e me c’è stato un duello degno di una saga epica. Lui preferiva colpire con entusiasmo e poesia, io con logica fredda e una buona dose di pazienza fiorentina. La ragione di Stato non è per cuori teneri! Grice: Ah, Francesco, mi piace come smascheri le fallacie e lasci l’avversario in mutande! Però, ammettiamolo, sarebbe stato divertente vedere Machiavelli alle prese con le tue osservazioni, magari in una partita a scacchi dove ogni mossa è un implicatura nascosta! Guicciardini: Paul, la storia è piena di giganti e di duelli, ma alla fine la vittoria va spesso a chi sa ridere dei propri nemici e sa farsi guidare dalla ragione senza perdere la voglia di un buon bicchiere di vino. Sul campo politico, l’umorismo è la miglior difesa! Guicciardini, Francesco (1508). Memorie di famiglia. Firenze.

 

Speranza, J. L. (n. d.). ‘Grice e Guzzo: la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale -- pagine di filosofi – idealisti ed empiristi.  Augusto Guzzo (Napoli, Campania): la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale -- pagine di filosofi – idealisti ed empiristi. Grice’s theory of reason-governed conversational meaning treats conversation as a cooperative, rational practice in which what a speaker means is fixed not just by what is said but by the hearer’s warranted inferences from the assumption that the speaker is following shared maxims (quality, quantity, relation, manner), so that implicature becomes a principled bridge from utterance to intended meaning; what is striking in the Guzzo material you cite is that, although Guzzo is not doing analytic pragmatics, his intellectual self-presentation (Naples-trained under Sebastiano Maturi; later teaching and building a “school” in Turin; founding and directing journals such as L’Erma and later Filosofia; organizing “Pagine di filosofi per i giovani italiani” and mapping lineages like “Gli hegeliani d’Italia” and the Croce–Gentile confrontation) suggests a parallel conviction that reason is not merely private ratiocination but something cultivated, transmitted, and normed within public discourse and pedagogy—conversation in the broad Italian sense of conversazione as a civil practice of forming minds; Grice’s quip about Italians having the Biblioteca Italiana di Filosofia and “teaching philosophy in the licei” frames an institutional contrast that mirrors their philosophical contrast: Grice builds a micro-jurisprudence of talk where rationality shows itself in fine-grained accountability to conversational norms, while Guzzo, the systematic idealist-spiritualist, treats rationality as a higher-order formative power manifested in canon-making, editorial curation, and the staging of philosophical voices for a community (students, readers, a national culture), so that where Grice explains how implicatures are calculable from a presumption of cooperation, Guzzo exemplifies a more programmatic “conversational reason” in which the very selection and arrangement of philosophers (idealists and empiricists; Vico, Galluppi, Bruno; Boethius and Porphyry) functions like a macro-implicature: the anthology or journal does not just say “here are texts,” it implies a normative map of what counts as philosophically educative, continuous, and civilizationally central; if Grice’s key unit is the conversational move and its inferential upshot, Guzzo’s key unit is the pedagogical-conversational institution (liceo, school, review, series) that makes certain inferential pathways habitual—so the comparison is that Grice theorizes the logic of inference from utterance to meaning under rational constraints, whereas Guzzo, by editing, teaching, and systematizing traditions, enacts a cultural technology for making reason itself conversationally available, with “pagine di filosofi” operating as a deliberately designed environment in which young readers learn what to infer, what to treat as central, and how to continue the conversation. Grice: “The Italians have the BIBLIOTECA ITALIANA DI FILOSOFIA – Oxonians don’t!” – G. published “Idealisti ed empiristi’ for the Biblioteca! Having been accepted as a scholar at Corpus, it did not come as a surprise to Grice that Philosophy was only introduced after the completion of the third term. Whereas in Italy, “they teach philosophy in the licei! pagine di filosofi. I admire G.; he founded ‘Filosofia,’ a philosophy magazine and led a school at Torino, but he selected ‘pagine di filosofi per i giovani italiani.’ He wrote interesting essays on “Gli hegeliani d’Italia” and Croce versus Gentile – a very systematic philosopher. The logo of his revista shows Oedipus and thes sphynx – that says it all! I like G.. For one, he spent a tutorial or two on the very same ‘tratarello’ I did: Boezio’s latinizing Porphyry!”. Si laurea a Napoli sotto Maturi. Insegna a Torino. Esponente dell'idealismo, si avvicinò all'attualismo di Gentile. È considerato quindi uno dei più grandi esponenti dello spiritualismo. Saggi: “Spinoza”; “Kant”; “Verità e realtà”; “Apologia dell'idealismo”; “Idealisti ed empiristi”; “Aquino”, “Bruno”; “Storia della filosofia”, “L'uomo” (Brescia, Morcelliana); “L'io e la ragione”; “Moralità”; “Scienza”; “Arte”; “Religione; “Filosofia” – P. Quarta, “G. e la sua scuola, Urbino, Argalìa; Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani.L’ISAGOGE DI PORFIRIO E I COMMENTI DI BOEZIO TORINO L’ERMA, ESTRATTO dagl’Annali dell’ Istituto Superiore di Magistero del Piemonte. TORINO - L’Isagoge di Porfirio e i Commenti di Boezio. Il Commento di Porfirio alle Categorie di Aristotele. Pagine di filosofi per i giovani italiani; il Vico di Guzzo, il Galluppi di G., il Bruno di G., Gentile, Gli hegeliani d’Italia, Vera, Spaventa, Jaja, Maturi, Gentile, dirito, stato, Biblioteca Italiana di Filosofia, spunti e contrattacchi, Della causa, del principio e del uno, dell’analisi e la sintesi, autobiografia e scienza nuova per giovani italiani dei licei classici, il manual di filosofia di Fiorentino, tra idealismo ed empirismo. Grice: Caro Guzzo, mi hanno sempre stupito le tue “pagine di filosofi per i giovani italiani”. Ma dimmi, come hai scelto tra idealisti ed empiristi? Hai tirato una moneta, o hai lasciato che ti guidasse la Sphinx della tua rivista? Guzzo: Grice, la Sphinx mi ha sussurrato all’orecchio! In realtà, ogni filosofo merita una pagina, ma non tutti accettano di stare in compagnia. Tra Kant, Spinoza e Bruno, a volte ci vuole un po’ di attualismo gentiliano per mettere ordine. Grice: E allora, dove metti Boezio? Lo metti tra gli idealisti o lo lasci latinizzare Porfirio da solo, mentre gli empiristi si divertono a misurare la grandezza della Biblioteca Italiana di Filosofia? Guzzo: Boezio, poverino, finisce sempre tra le note a margine. A Napoli lo avrebbe accolto Maturi, a Torino lo avrebbero fatto insegnare! E nel mio manuale per giovani italiani dei licei classici, c’è spazio per tutti: anche per quelli che, come Oedipus, risolvono enigmi senza mai perdere il sorriso. Guzzo, Augusto (1915). Il criticismo.

 

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