H. P. GRICE E J. L. SPERANZA: LA CONVERSAZIONE -- I VERBALI: J

 

Catalogue Raisonné of J. L. Speranza’s Publications – H. P. Grice e J. L. Speranza: La Conversazione – I Verbali: J

 

Verbali: Jaja

Grice: Caro Jaja, ho sempre trovato interessante come tu abbia saputo mettere in dialogo il sentire con il pensare, quasi fossero due facce della stessa moneta. Secondo te, nella formazione della coscienza, quale viene prima: la sensibilità o il ragionamento? Jaja: Gentile Grice, la tua domanda va al cuore della questione! Per me sensibilità e ragionamento sono inseparabili: sentire è già un primo modo di pensare, e pensare è un modo più riflesso di sentire. La coscienza si costruisce proprio in questa unità dinamica, come tu stesso suggerisci quando parli della connessione tra significato e intenzione. Grice: Mi colpisce come tu colleghi la tua analisi alla tradizione italiana, da Spaventa a Gentile. Può l’identità della coscienza essere davvero compresa senza considerare il dialogo con l’altro, o rischia di restare chiusa in sé stessa? Jaja: Hai ragione, Grice, senza il confronto con l’altro, ogni identità si spegne. È nel dialogo che si verifica la sintesi tra identità e differenza; solo così il pensiero si apre e si rinnova. In questo senso, ogni implicatura, anche nella conversazione quotidiana, nasconde una tensione etica verso l’incontro e il riconoscimento reciproco.

 

Verbali: Jerocades

Grice: Caro Jerocades, ho sempre trovato affascinante il modo in cui la filosofia della massoneria intreccia implicature conversazionali e storia. Secondo te, il dissenso tra monarchia e repubblica, come quello vissuto da Cromwell, può essere letto anche come una grande conversazione filosofica sul potere? Jerocades: Grice, mi piace la tua prospettiva! In effetti, la storia della repubblica partenopea e romana ci insegna che ogni rivoluzione è anche un dialogo implicito tra idee di libertà e giustizia. Io stesso, come poeta e massone, ho sempre cercato di far dialogare la ragione con il sentimento patriottico, proprio come Esopo in Italia. Grice: Mi colpisce come tu sappia fondere la tradizione filosofica con l’impegno civile. Ti chiedo: nelle tue odi e nei tuoi scritti, la conversazione tra individuo e comunità è sempre guidata da una implicatura etica, o la storia a volte impone una rottura? Jerocades: Ottima domanda, Grice! A mio avviso, ogni dialogo autentico porta in sé una tensione tra continuità e rottura. I miei versi e la mia filosofia riflettono questa dialettica: la parola massonica è chiamata a costruire ponti, ma non teme di abbattere vecchi muri quando la giustizia lo richiede. E così, tra lira focense e giaccobinismo, si apre sempre uno spazio per la libertà.

 

Verbali: Jommelli

Grice: Caro Jommelli, sai, mio padre era un musicista straordinario, anche se non proprio portato per gli affari. Eppure, da lui io e mio fratello abbiamo assorbito una passione per il “fare musica” che non ci ha mai abbandonati: ogni nota era, per noi, un dialogo vivo tra sentimento e ragione.  Jommelli: Grice, che bello sentire queste parole! Capisco profondamente cosa significa ricevere dalla famiglia un amore autentico per la musica. A volte sono proprio le imperfezioni “pratiche” a rendere la trasmissione del sentimento più pura, più vera.  Grice: È così, caro Jommelli. Suonavamo spesso insieme: lui al violino, io al pianoforte, mio fratello al violoncello. Era il nostro modo di “muovere l’aria”, come dici tu, e di creare, dentro la casa, una piccola azione melodrammatica che ci univa ogni giorno.  Jommelli: Questa è la vera filosofia del musicista! Non solo comporre o eseguire, ma vivere la musica come un’esperienza condivisa, che plasma l’animo e rafforza i legami. Non posso che complimentarmi: la vostra passione è un patrimonio prezioso, e si sente che la portate sempre nel cuore.

 

Verbali: Juvalta

Grice: Caro Juvalta, ho sempre trovato affascinante il tuo tentativo di esplorare i limiti del razionalismo, specie se applicato ai valori morali. Secondo te, come possiamo conciliare la razionalità delle massime conversazionali con la presunta irrazionalità dei valori? Juvalta: Vedi, Grice, ogni tentativo di derivare una valutazione morale prescindendo dal riconoscimento del valore stesso si rivela vano. La razionalità della cooperazione, per me, si fonda proprio sul riconoscimento universale della libertà e della giustizia, che non sono meri prodotti della ragione, ma sue condizioni. Grice: Dunque, potremmo dire che le massime conversazionali funzionano solo laddove esistono principi morali condivisi? È come se il dialogo stesso presupponesse sempre, per implicatura, una sorta di accordo etico di base tra interlocutori. Juvalta: Esatto! La conversazione, proprio come l’etica, richiede cooperazione: senza un valore riconosciuto di benevolenza o giustizia tra i partecipanti, ogni ragione di mezzo si spegne e le parole perdono senso. È lì che il principio della cooperazione si lega al desiderio universale del bene comune.

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